L’importanza degli intervalli, nella musica e nella vita

L’importanza degli intervalli nella musica e nella vita
Troppo spesso pensiamo alle pause come un momento di rallentamento della vita quotidiana, e così anche nella musica, degli stop inutili tra le parole della nostra canzone del cuore. In realtà è l’esatto contrario. Bisognerebbe immaginare la melodia incastrata tra due pause e non viceversa, così come le azioni quotidiane come un intervallo fra due pause rigenerative.
Ma di preciso cosa sono gli intervalli? Essi sono una parte fondamentale delle strutture musicali e quindi una parte centrale della formazione dell’orecchio del musicista. Tutte le armonie o le melodie possono essere considerate come una sequenza o stratificazione di intervalli.
Quando si inizia ad approcciarsi allo studio, come principianti, bisognerebbe iniziare proprio con lo studio dell’intervallo in musica e in seguito continuare, ad esempio, con la dettatura della melodia per identificare una sequenza di intervalli o l’identificazione degli accordi per identificare le armonie con più di due toni.
Un intervallo è la distanza in altezza tra due toni
È etichettato dal suo valore numerico e dalla sua qualità. Il valore numerico indica il numero di toni della scala diatonica (maggiore/minore) che include. La qualità di un intervallo può essere Perfetta, Diminuita, Aumentata, Maggiore o Minore. Unisono, quarta, quinta e ottava sono chiamati intervalli perfetti.
Ognuno di essi può essere ridotto (un tono cromatico più piccolo) o aumentato (un tono cromatico più grande). Il resto degli intervalli all’interno di un’ottava sono: secondo, terzo, sesto e settimo. Ognuno di essi può essere maggiore o minore.
L’influenza degli intervalli musicali sulla psicologia
Che la musica abbia un’influenza sugli umori ormai è un assunto consolidato. Gli psicologi della percezione hanno indirizzato i loro studi soprattutto verso gli aspetti uditivi della musica mettendola poi in relazione alle emozioni delle persone.
L’importanza degli intervalli
La conclusione è stata che nel mondo Occidentale le melodie caratterizzate da intervalli minori – in particolare l’intervallo di terza minore – sarebbero quelli che influenzerebbero gli stati d’animo della tristezza, mentre il modo maggiore sia il precursore di emozioni gioiose e positive.
Questi studiosi hanno diviso un gruppo di persone in “tristi” e “allegre”, a seconda del loro umore in quella precisa fase della loro vita e gli hanno fatto ascoltare una serie di melodie in intervalli minori e maggiori, lasciando che essi stessi le classificassero come tristi o felici.
Ambedue i gruppi mostrano una lieve predilezione per la musica “triste” (effetto che il ricercatore spiega in base alla capacità della musica triste di evocare emozioni più intense rispetto a quella “felice”). Leggi l’articolo sul lato allegro della musica jazz: lo swing !
La novità è che pare che le persone tristi scelgano la musica soprattutto in base alla familiarità. In pratica, anche quando la vita non ci sorride, preferiamo un’allegra canzonetta che ci evoca dei ricordi piuttosto che un brano adeguato al nostro umore ma del tutto avulso dal nostro paesaggio sonoro interiore.
Tutto questo nel jazz avviene in modo naturale ed instintivo, prova ad ascoltare lasciando che la musica entri e ti emozioni, quale migliore occasione di un concerto live?
